Galleria foto: Campus M.

Manuel CAMPUS  

 

Manuel Campus è nato a Domus de Maria (CA) il 27 marzo 1928. Affermatosi prestissimo come pittore ha trovato la sua prima dimensione artistica nella ceramica, inserendosi quasi subito a livelli internazionali, tanto che già da allora alcune sue opere figurano nei maggiori Musei nazionali ed esteri, oltre che in grandi collezioni private. Dopo aver abbandonato la Scuola di Ceramica di Piediluco e del'Istituto d'Arte di Rieti, ha iniziato la produzione delle grandi opere in bronzo completando i suoi interessi artistici con l'incisione, la litografia, la xilografia fino al prepotente ritorno alla pittura con la quale ha raggiunto in brevissimo tempo i più elevati vertici nazionali ed internazionali. Attualmente vive ed opera nel suo Casale-Museo a Bazzano di Spoleto.

 

La satira sociale (opere dal 1956 al 1971)

 

Stralci critici dell'epoca (1964)

 

"Intento ad approfondire le proprie ricerche e ad individuare, con sempre maggiore chiarezza, una certa tematica sociale i cui lineamenti egli ha reperito nel corso di esplorazioni svolte "controcorrente", Manuel Campus predilige, oggi, quella condizione in cui gli uomini comprovano l'autenticità della loro presenza attraverso uno stato di privazione e di svuotarnento. Sono questi, ormai, i suoi personaggi eletti, i non "allineati", gli ultimi protagonisti di una vicenda di assestamento sociale che li vede in armi, impegnati a combattere una battaglia perduta in anticipo: non capiscono, essi, quanto sia inutile ribellarsi, resistere al livellatnento e all'azione demolitrice della civiltà dei consumi. Personaggi siffatti, consci delle proprie ragioni ma altrettanto ignari della propria sconfitta, debbono presentarsi accartocciati su se stessi emblematicamente. La loro disperata volontà di sopravvivenza, infatti, si nutre dei morti residui di un individualismo romantico e ottocentesco che non può dare salvezza. Costoro, per di più, neppure si salvano avvolgendosi nei panni di moda di quel grande secolo; anzi, quegli abiti non diventano mai una veste nera, restano involucro, coriaceo paludamento privo di contenuto vitale".

 

La scultura di denuncia

 

The sculpture of denouncement

 

 

 

"La ricerca estetica nella scultura è legata intimamente alle convinzioni che sono il credo essenziale dei mio pensiero. Nasce da un desiderio profondo di cose oneste, di sentimenti non massificati o coartati a questa o a quella idolatria consumistica. Combattere il pragmatismo di alcuni, le false identificazioni partitiche, l'impudicizia di un idealismo costruito, l'amoralità di principi superati, sono il lievito di questa ricerca. il mondo degli sconfitti, degli alienati, dei diseredati; il dolore dei più deboli, la castrazione di ogni sentimento umanitario: ecco gli stimoli, ecco il fermento per i miei lavori. In altre epoche- probabilmente armato di una lancia e di uno scudo- sarei stato un don Chisciotte e spesso, di fronte all'impudenza e all'arrivismo di tanti avrei veduto i "mulini a vento" del signore della Mancia.......

 

"... ma sono questi i portatori d'un dramma individualmente sofferto, ognuno non un tipo ma un uomo tra gli uomini, non un isolato e pertanto vincibile o vinto, ma avanguardia, sia caduto, sia vacillante sotto il peso, sia che vigorosamente avanzi".

 

".... Questo modellato nuovo non è assunto per superamento tecnico o per mostra d'abilità acquisita, ma è forma per il discorso, che col discorso nasce".

 

Un estetica nella scultura .(The anesthetics in the sculpture)

 

... Poeta e cantore della nostra generazione Campus non ha sguardo gentile e occhi ridenti. Crudele e disincantato non si sofferma né su cieli tersi di primavera né su mari ammaliati al tramonto. Non fissa prati, alberi o trasparenze di nature morte ma vaga feroce e attento dove il bello ha ceduto il posto alla sconfitta, alla resa e alla perdizione. Campus nella sua ricerca non è mai scontato. Si affollano nella prospettiva delle sue opere volti e corpi sformati dalla miseria, dall'ignavia e dall'oltraggio nei gesti di un lavoro che ignora la modernità e che usa antichi utensili per esprimere la sua fatica. Coerente col suo stile e le sue idee, nella sua opera insiste in un'insolita fedeltà in ciò cui sempre ha creduto: un mondo corroso dall'ingiustizia e dalla morte. Paradossalmente però, nella lunga storia delle sue opere, nonostante il terrore di fondo, le illusioni e la speranza sopravvivono......

 

" ... Racconta decadenze e miserie, sconfitte e piaghe, ubriachezza e follia, ma in esso ritrovi magicamente la gioventù, la grazia, i tratti gentili di un fanciullo, quelli affascinanti di un'adolescente..... corpi aggressivi di giovani donne in una loro sensualità manifesta e accaparratrice, nudi di jeune fille en fleur realizzati con contorni precisi..."